LA CURA DELLE INFANZIE INFELICI

Prefazione
Stefano Cirillo

Quello che il lettore ha tra le mani è un libro complesso. Non un libro
pesante, tutt'altro: ci sono addirittura delle vignette, con cui lo psicoterapeuta-
umorista Lorenzo Recanatini alleggerisce da par suo un
tema tanto angoscioso come l'abuso all'infanzia. E ci sono soprattutto
i resoconti dei casi, quelli che l'autore ha curato personalmente e quelli
che ha seguito in modo indiretto, nel ruolo di supervisore dei loro terapeuti
o della rete degli operatori che se ne occupavano: e in entrambe
le eventualità i protagonisti balzano fuori dalla pagina vivi e veri, grazie
alla straordinaria capacità di Luigi Cancrini di cogliere il funzionamento
delle persone e di restituircele nella loro dolente umanità.
No, il libro è avvincente, appassionante, commovente, ma appunto
complesso, secondo l'accezione che il filosofo Edgar Morin (1) dà alla teoria
della complessità, che tiene insieme aspetti apparentemente inconciliabili.
E questa complessità risiede in due ordini di cose: la prima è che
il libro costituisce il diario di bordo del più recente viaggio professionale
di Cancrini, il quale si è spostato dai territori lungamente percorsi ed
esplorati delle gravi manifestazioni psicopatologiche del giovane adulto
per avventurarsi nel mondo dell'infanzia ferita.
E qui il lettore che lo accompagna è guidato attraverso scenari molteplici
ed eterogenei: dalla tranquilla stanza dello studio dove Luigi
conversa pacatamente della vita quotidiana con Omar, un capofamiglia
ipocondriaco in crisi in tutte le sue relazioni affettive e professionali (e
pure riesce a condividere con il suo terapeuta la passione per la musica!),
alle aule del tribunale in cui giudici, avvocati, consulenti tecnici
e periti di parte si affollano attorno ai genitori in guerra, per ricercare
ostinatamente, o altrettanto pervicacemente occultare, la "verità" inafferrabile
di un abuso sessuale su un bambino. E l'orrore della vicenda
rischia di sprofondare tutti gli attori del processo nello stesso funzionamento
borderline della piccola vittima.
Ancora, l'itinerario tocca differenti riunioni d'équipe: al Centro Aiuto
al Bambino Maltrattato e alla Famiglia di Roma, Cancrini affina, incoraggia
e sostiene l'intuizione, la competenza e la dedizione della psicologa
che tratta il piccolo Nicola, il quale la insulta e la aggredisce
ferocemente, dibattendosi tra la sfiducia che ben conosce e la fiducia a
cui vorrebbe approdare. A Domus de Luna, in Sardegna, tutta l'équipe
multiprofessionale è condotta a ispirare la propria azione assistenziale,
educativa e protettiva a quella ricerca di senso che caratterizza la riflessione
psicoterapeutica: e così sciogliere il conflitto di lealtà di una bambina,
Vanessa, divisa tra sua madre, che non l'ha protetta dall'abuso, e
gli operatori che, per tutelarla, la allontanano da lei.
Di nuovo la nostra guida si sposta, trascinandoci nell'urgenza di un
intervento la cui tempestività scongiura l'immediato fallimento di un'adozione,
in cui la neomamma e il bambinetto si rifiutano a vicenda, e
poi immergendoci in ritmi del tutto diversi: qui il supervisore modula
sapientemente i tempi dell'attesa e del contenimento, per arrivare al momento
giusto a una restituzione che ricompone, in un'affollata rete di
servizi, la scissione tra la rappresentazione di una brava famiglia nordafricana
che si impegna per integrarsi nel nostro Paese e un'orda di immigrati
violenti senza affetti né leggi. Così facendo Cancrini riconsegna
gli operatori al loro compito essenziale: provarsi ad appoggiare – con
passione temperata da realismo – gli incerti movimenti di accudimento
di una ragazzina sbandata verso il proprio neonato che i suoi genitori
vogliono portarle via.
Ma la zona più inospite entro cui l'autore ci sospinge è popolata di
"mostri": la loro violenza è acutamente scandagliata nelle sue varianti
psicopatologiche (borderline, antisociale, narcisista, paranoidea) e le
parole di Cancrini richiamano fortemente alla responsabilizzazione non
solo gli autori dei reati, come i minorenni messi alla prova che adempiono
solo formalmente alle prescrizioni imposte, rifiutandosi di contattare
il dolore che hanno inflitto, ma anche e soprattutto i genitori e gli avvocati,
che puntano collusivamente a ottenere il perdono giudiziale senza
preoccuparsi delle necessità di cura del ragazzo. Folgorante l'intervento
nell'ospedale psichiatrico giudiziario dove è rinchiuso Federico, che ha
ucciso suo padre: il paziente, quando ormai sembrava "riabilitato", ha
tradito le speranze degli operatori che a lui si sono dedicati con passione,
accoltellando selvaggiamente il suo compagno di stanza. Il tatuaggio
fiammeggiante con cui Federico si è sfigurato il viso diventa, grazie alla
supervisione, il segno con cui il giovane mette sull'avviso gli altri, e se
stesso, che dentro di lui l'incendio della violenza non è spento. E solo se
gli psicoterapeuti abbandoneranno la comoda strada della riabilitazione
per scendere con lui nell'inferno dell'odio e del delitto, e delle ragioni
di questo, Federico potrà affrontare la sfida di rientrare nella comunità
degli uomini davvero curato.
La seconda ragione per cui parlo di un libro complesso riguarda
l'ambizione teorica dell'autore. Infatti, se la varietà dei contenuti clinici
può disorientare un lettore frettoloso e poco attento, la chiarezza dell'obiettivo
di Cancrini gli servirà da bussola. Cancrini si propone infatti di
ritrovare nell'adulto con un grave difetto di funzionamento il bambino
ferito che è stato e di curare i bambini feriti di oggi, dei quali intravede
le linee di frattura che altrimenti li sospingerebbero inesorabilmente al
disturbo di personalità.
Il suo obiettivo è realizzare il sogno di Sullivan: una diagnosi basata
sullo studio delle caratteristiche di personalità invece che sui sintomi, (2)
analizzando gli schemi difensivi che lo fanno regredire a livello borderline
o psicotico, e abolendo così il verbo essere dalle diagnosi psichiatriche. (3)
Per avvicinarsi alla realizzazione della sua ambizione di "classificare
le infanzie infelici", Luigi Cancrini si rifà alle undici ricostruzioni che
Lorna Smith Benjamin presenta delle vicende infantili che le raccontano
i suoi pazienti adulti e colloca le puntuali e rigorose tipologie della studiosa
sullo sfondo delle teorie degli autori su cui si è formato, quelli che
chiama i suoi "compagni di viaggio": Otto Kernberg, Margaret Mahler,
Anna Freud, Salvador Minuchin, Jay Haley, Ignacio Matte Blanco e, naturalmente,
Sigmund Freud.
I lettori che provengono dall'ambito della tutela saranno probabilmente
sorpresi dalla scelta di questi riferimenti a scapito di quelli più
tradizionali nel campo della protezione all'infanzia. Superato un iniziale
sconcerto, tali lettori (come il sottoscritto) troveranno invece molto
stimolante osservare come il fatto di chiamare le cose in altro modo
permetta di coglierle da una prospettiva leggermente diversa: se fare
riferimento al "ciclo ripetitivo dell'abuso" rischia oggi di risultare una
formula scontata, parlare dei "processi di copia", che Lorna Benjamin
descrive in modo preciso e suggestivo, o del "contagio della follia" può
dare al fenomeno nuove sfumature. Si veda, per esempio, come Cancrini
spieghi con convincente semplicità la trasmissione da genitore a figlio
del disturbo antisociale.
Allo stesso modo non è difficile, per chi è cultore della teoria dell'attaccamento
(che nel volume non viene esplicitamente utilizzata), cercare
una corrispondenza tra i suoi modelli e gli schemi di Lorna Benjamin
senza perdere, però, la ricchezza delle differenze. Ed è qui che il volume
interroga e interpella, come un buon libro deve fare, riconducendo
il lettore ai precedenti lavori di sistematizzazione teorica e tecnica cui
Cancrini si è negli anni dedicato.
A me, però, quello che resta nel cuore dopo questa lettura è lo sguardo
saggio e affettuoso che Luigi indirizza tanto al bambino ferito che
vede davanti a sé, bisognoso di aiuto, quanto al bambino traumatizzato
che si sforza di scovare, nascosto dentro quell'adulto malato e violento
che gli viene condotto davanti recalcitrante: e dentro questo sguardo si
incontrano i due percorsi di cura.
1. Vedi E. Morin, "Le vie della complessità", tr. it. in G. Bocchi, M. Ceruti (a cura di), La sfida
della complessità, Feltrinelli, Milano 1985.
2. Infra, p. 284.
3. Ibidem.