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La parola border line ha un uso sempre più vasto:
fra i professionisti della salute mentale e nel
parlare comune delle gente. Secondo Luigi Cancrini
in questo libro l’uso è sempre più ampio
semplicemente perché lo spazio occupato dalle
situazioni di sofferenza legate ad un funzionamento
border line della mente è molto più ampio (l’océano)
di quelli occupati dalle nevrosi e dalle psicosi (i
continenti che dall’océano sono separati).
Il libro discute inizialmente i diversi significati
che al termine border line sono stati dati nel tempo
sottolineando la necessità di legarlo ad una
modalità ben definita di funzionamento della mente:
cui tutti abbiamo accesso (seppure in misura
diversa) e che deve essere considerato sempre
reversibile (mai, dunque, strutturale). Basato su
un’ampia esperienza personale, il lavoro successivo
si sviluppa nei luoghi in cui la regressione a
questo livello di funzionamento della mente si
verifica in modo più chiaro e più drammatico:
nell’infanzia
infelice dei bambini a rischio e nella vita infelice
o sbagliata di quelli che a questo rischio
soccombono. Proponendo quelli che sono,
nell’intenzione dell’autore, dei veri e propri
racconti di viaggio. Del tipo di quelli fatti un
tempo da Marco Polo e da Ferdinando Magellano: senza
pretesa di completezza, dunque,
e capaci di
fornire però osservazioni utili a chi vuole iniziare
una mappatura di luoghi ancora poco conosciuti e un
minimo di orientamento a chi quegli stessi luoghi
vuole esplorare dopo di lui. Ma proponendo
soprattutto una sintesi di estremo interesse fra i
risultati della ricerca psicoanalitica più moderna
in tema di disturbi della personalità e le
esperienze maturate in contesti diversi sulla
possibilità di occuparsene davvero in termini
terapeutici. |