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La cosa che più spaventa quando si lavora con famiglie in cui si determinano episodi di violenza è la assoluta mancanza di norme in grado di proteggere adeguatamente le vittime di tali episodi. Polizia e giudici arrivano abitualmente sul posto a cose fatte, quando un delitto è stato già commesso. Le caserme dei carabinieri e gli studi degli psichiatri sono pieni di racconti, tuttavia, che segnalano la possibilità che il delitto venga commesso. Senza che sia possibile far molto, oggi, per evitarlo. Partiamo dall’esempio semplice del marito che beve e picchia la moglie e i figli. Se la moglie trova la forza di fare denuncia quello che si mette in moto è un procedimento penale normale: lentissimo, cioè, e che non prevede nessun tipo di protezione per lei e per i bambini. Sul piano economico, la donna che dipende dal marito o dal convivente rischia di restare senza risorse. Sul piano morale e psicologico espone sé ed i suoi figli alla rabbia del denunciato e subisce pressioni forti volte a farla ritrattare. Paura e dipendenza economica giocano un ruolo forte nel perpetuarsi delle situazioni di rischio. Le persone che non lo sanno da sole se lo sentono dire dai carabinieri o dagli psichiatri cui si rivolgono per chiedere aiuto. Uscendone con una penosa e realistica sensazione di totale impotenza. Un segnale importante su questo terreno viene oggi dalla Spagna. Una campagna di stampa sulla frequenza degli omicidi contro le donne ha messo in primo piano, lì, proprio la necessità di una legge in grado di fornire risposte rapide ed efficaci alle vittime di violenza. Quello che Zapatero ha presentato in Parlamento è un disegno di legge centrato sul tema della violenza di genere su cui potrebbe essere interessante riflettere anche da noi: allargando il discorso, però, a tutti i tipi di violenza che si sviluppano all’interno delle famiglie. Il fatto che la violenza o la minaccia vengano esercitate nei confronti dei conviventi, prima di tutto, è considerata come una aggravante specifica di questi reati. Invertendo completamente un atteggiamento culturale che cerca e trova giustificazioni passionali per i delitti che si compiono in casa e rompendo definitivamente con il vecchio adagio per cui “i panni sporchi si lavano in famiglia”. Cittadini/e prima che mogli (o mariti) o figli, le vittime vanno difese dalla prepotenza degli aggressori e le mura domestiche non devono essere più un comodo rifugio per chi usa la forza. La gestione di questi reati viene affidata, in secondo luogo, ad un tribunale specializzato e di nuova istituzione. Un po’ come già accade da noi sul tema del lavoro, questo tribunale può e deve dare risposte immediate, nelle 24 ore, disponendo le necessarie misure protettive: misure difese da pene severe e seguite, poi, da altre misure di sostegno (sociale, lavorativo, alloggiativi e psicologico) immediatamente erogate a favore delle vittime che hanno diritto comunque al patrocinio legale gratuito da parte di personale specializzato. Con un dispiego di uomini e di mezzi notevole perché il legislatore spagnolo sembra rendersi conto bene del fatto per cui una legge che vuole davvero innovare funziona solo se sulla sua realizzazione si investono soldi nuovi: evitando di far ricadere le nuove incombenze su servizi sociali e giudiziari già sovraccarichi. Avocando a sé il contenzioso civile e minorile, questo Tribunale speciale (è questa la terza novità) tenta di superare definitivamente, ancora, il problema del doppio e triplo binario su cui si discutono oggi, in Spagna come in Italia, i problemi legati al diritto di famiglia. Lavorando su tempi certi perché i figli crescono e le decisioni debbono tenerne conto se si vuole mettere il minore al centro dell’attenzione. Ma lavorando soprattutto ad evitare che giudici diversi arrivino, angolando diversamente le loro osservazioni, a decisioni diverse e contraddittorie. Specializzarsi su un settore (è questo l’ultimo punto) chiede la messa in campo di un adeguato percorso formativo. Accanto ai giudici e agli avvocati quello che si pensa di formare adeguatamente è il personale dei servizi e della polizia che deve intervenire da subito in modo umanamente plausibile e tecnicamente corretto. Lavorando nella scuola, ancora, dove viene messa in primo piano la necessità di una educazione basata sul rispetto del più debole e con la pubblicità cui seriamente si chiede di impegnarsi contro ogni valorizzazione, anche subliminale, della violenza come attributo della virilità o come strumento di gestione del conflitto. Riusciremo anche da noi a discutere così liberamente e con tanta serietà su temi così complessi? Cronache del Parlamento e notizie che vengono dai partiti non danno indicazioni incoraggianti in questa direzione. Quello che chi in questo campo lavora deve dire con chiarezza, tuttavia, è che spaventarsi del dato tragico dei delitti commessi in famiglia non basta più. Fatti di cronaca sempre più eclatanti e segnalazioni come quelle dell’ISTAT per cui la violenza casalinga è la causa più importante degli omicidi che si commettono oggi in Italia debbono dar luogo a riflessioni serie e ad un progetto di legge organico. Del tipo di quello, appunto, su cui si sta lavorando oggi in Spagna. |