Le notizie che filtrano (strana espressione: da dove filtrano? Su quali canali?) sulle conclusioni cui sarebbero arrivati i periti di Cogne creano sconcerto e paura nell’opinione pubblica. Dire che è sana di mente una persona che potrebbe aver ucciso suo figlio dovrebbe voler dire essere sicuri che quella persona è innocente. Come si può pensare che sia normale, “sana di mente”, infatti, una persona che avesse ucciso il figlio di tre anni? Ed i periti avrebbero stabilito, tuttavia, una cosa ancora più complessa: se l’ha fatto, avrebbero detto, l’ha fatto essendo capace di intendere e di volere. A. M. Lorenzi non presenterebbe, infatti, i segni di una malattia mentale in atto. ……… di questo mestiere non mi aiutano a capire come sia possibile ragionare in termini di capacità di intendere e di volere al momento del fatto in una situazione in cui la persona nega di averlo commesso. Se non l’ha commesso, questa risposta è priva di senso. Se l’ha commesso, lo sa e lo nega non può essere sana: è malata in modo gravissimo. Se l’ha commesso in uno stato di trance e di dissociazione (e dunque non lo ricorda) non può fornire oggi elementi utili a capire come stava allora. Il quesito, dobbiamo concludere noi oggi, era posto male, non andava accettato in quella forma.

Ho sostenuto da sempre, d’accordo con molti altri, che, dal punto di vista psichiatrico, l’unica possibilità di ritenere colpevole Anna Maria Lorenzi è quella basata sull’idea per cui il delitto sia maturato all’interno di uno stato dissociativo. Se le cose fossero andate così, tuttavia, il ricordo sarebbe stato rimosso dalla coscienza: raggiungerlo, permettergli di emergere è possibile solo all’interno di una relazione significativa con un esperto dotato di competenze psicoterapeutiche. Una relazione, cioè, che richiede pazienza e fiducia, metodologia e contesti molto diversi da quelli propri del colloquio psichiatrico tradizionale. Pensare che, interrogata davanti ad un collegio peritale, una persona con questo tipo di patologia possa ricordare e/o mostrare evidenti segni di disturbo psichiatrico è semplicemente assurdo. Guardando le cose da un altro punto di vista, se Anna Maria Lorenzi è innocente, come è giusto presumere fino a prova contraria, il lavoro di una persona competente sarebbe stato utile prima di tutto alla sua difesa. Verificando e sostenendo la normale elaborazione del lutto atroce che comunque l’ha colpita. Proponendo argomenti forti per sostenere la sua innocenza.

Quello di cui c’è bisogno, è il superamento di una cultura psichiatrica basata sulla rilevazione del sintomo. Quelli che si ritrovano alla base del comportamento criminale sono soprattutto quei disturbi della personalità di cui si è cominciato a sapere qualcosa nel momento in cui il funzionamento della personalità è stato esplorato con tecniche di livello psicoterapeutico. Non credo sia assurdo dire oggi che questo tipo di esplorazione permetterebbe di fornire elementi assai più utili della buona condotta nel valutare la reale pericolosità futura di chi ha commesso un reato. Quella che si profila, in effetti, è una situazione in cui il valore rieducativi di una pena può essere messo davvero al centro della valutazione solo se il giudice viene aiutato da esperti veri a definire un progetto di pena che tiene conto del disturbo reale, della disarmonia particolare, di quel condannato.

Freud non fu ammesso ad insegnare nelle Università. Tenuta costantemente ai margini della cultura ufficiale, la psicoterapia è riservata ancora oggi ai pochi che possono permettersela. Non trova spazio nelle perizie perché non ha spazio nei servizi: dove si ragiona o non si ragiona prevalentemente in termini di sintomi e di psicofarmaci. Il Presidente del Senato Marcella Pera ha assicurato il suo pieno sostegno ad una petizione popolare che ha raccolto quarantamila firme e che insiste sul diritto alla psicoterapia per chi sta male: in carcere e fuori. Molto tempo passerà, tuttavia, prima che questa legge sia approvata se non cambia, nel frattempo, il clima. Se non si inizia a ragionare in modo nuovo, in particolare, su fatti di cronaca come questo: insistendo sul fatto per cui una perizia vera è elemento fondamentale e non eliminabile di un governo davvero giusto.