Come una grande nuvola nera, la guerra incombe su tutti noi. Come accade di tanto in tanto, come accadde l’11 settembre, le televisioni interrompono i programmi e quelle che corrono sul video sono di nuovo le immagini da gioco del conflitto visto dalla parte di chi lo conduce e quelle strazianti viste dalla parte di chi lo subisce. Entriamo tutti, da subito, in uno stato di disagio e di confusione. Iniziamo tutti a discutere, ancora una volta, del fatto che sia giusto o sbagliato lasciare che queste immagini entrino nella vita dei nostri bambini.

Personalmente ricorderò, come tanti della mia generazione, l’orrore delle bombe che scendono dal cielo. La difficoltà di capire quello che le bombe significavano davvero, visto che a buttarle giù erano quelli venuti a portare “la libertà e la pace”. La febbre dell’allarme, la calma un po’ irreale che segue l’ultimo scoppio. Il modo in cui ci si conta e ci si riincontra dopo. Il senso spaventoso di impotenza che avvolge tutto e tutti. La voglia di scherzo e di gioco che resta o si risveglia subito nei più piccoli. L’angoscia delle madri e la vergogna degli uomini che non possono fare più nulla per proteggerle da quello che sta accadendo. Ragioneranno altri, oggi come allora, di una guerra giusta o ingiusta, della necessità di proteggersi o di fare scorte, di allontanarsi dalle città o di evitare i viaggi. Sullo sfondo i morti che continueranno a fare notizia soprattutto se a morire saranno quelli che non dovrebbero entrarci nulla.

Nel tempo della televisione, sorvegliare in tempo reale e in diretta tutto questo insieme di cose sarà di nuovo un’esperienza difficile da vivere e da elaborare. Siamo in molti a pensare e a dire che questa guerra poteva essere evitata e perché sono stati tanti i bambini che hanno giocato in questi tempi, bandiere e magliette, coccarde e manifestazioni, il gioco della pace ed è davvero difficile, per un bambino, accettare l’idea di un mondo in cui le idee giuste, le idee in cui si crede con gioia, vengono travolte dai fatti. Così come è difficile, per loro e per noi, mantenersi sereni e godere le cose belle che la vita ci dà mentre altri sotto i nostri occhi ne sono privati.

Sta qui, credo, il danno più grande che questa guerra comunque farà. Quelli che rischiano di più, ne sono convinto, sono i nostri bambini. Di cui è importante sapere che sono esposti oggi soprattutto al fallimento degli adulti in cui hanno avuto ed hanno fiducia.

Scriveva Bettelheim alcuni anni fa che il mondo delle favole in cui i bambini si immergono è un mondo difficile dove molte cose crudeli accadono che loro riescono ad accettare perché sempre alla fine la persona che inizialmente era la più debole e la più indifesa vince giocando una partita leale, restando fedele alle sue idee. Da qui dobbiamo partire, credo, per affrontare con loro il discorso su quello che sta accadendo e che accadrà. Tirando un respiro profondo e cercando di sentire e di trasmettere il modo in cui sempre, per assurda e crudele che sia una guerra, quella che non si cancella mai sino in fondo è l’onestà di chi non la vuole e lavora comunque per superarla e per fermarla. Anche nei momenti in cui la nuvola nera sembra in grado di coprire tutto il cielo, quello che dobbiamo sapere insieme ai nostri bambini è che tutto questo passerà. Che la vittoria finale sta sempre dalla parte di chi crede nei valori dell’uomo e della pace.