Sono passati ormai molti anni dal giorno in cui, giovane medico, restai a Roma per assistere il padre di mia madre, uomo dolce e tranquillo, condannato a morte da un male incurabile, tenuto in vita dai liquidi della fleboclisi perché l’appetito e la forza di mangiare non c’erano più, lui mi spiegò, ________________________quello che avrei dovuto fare per lui e dopo a chi avrei dovuto rivolgermi per il suo funerale. Era stato lui stesso, mi disse a istituire una _________comune per i funerali che tanto incidevano sulla economia povera di un impiegato dello Stato. Tanti altri non avevano tratto vantaggio _____________a lui e a noi mi disse sorridendo e si assopì. Quando riaprì gli occhi, erano passati non più di dieci minuti, aveva un’aria stanca, rassegnata e dolorante. Cercò il mio sguardo con un sorriso complice, allora, e mi disse se ero d’accordo con lui, se potevo liberarlo dalla fleboclisi e portargli un gelato, la coppa del nonno al caffè che tanto gli piaceva. Per morire con un buon sapore nella bocca. Ed io lo accontentai e lui assaggiò il gelato e si addormentò morendo due ore dopo.

Ho pensato di partire da qui, da una vicenda personale che ha segnato profondamente la mia vita,per parlare della vicenda molto più drammatica del marito che ha sparato alla moglie malata di un male incurabile perché quella che mi sembra importante sottolineare è la naturalezza del sentimento vissuto da chi , vedendo soffrire una persona cara e sapendo che la sua è una sofferenza senza sbocchi e senza possibilità di __________pensa d’aiutarla a morire. Di abbreviare quella che ormai gli sembra una non vita. Raccogliendo il desiderio di una persona che non ha più la possibilità di decidere per sé.

Quella con cui si debbono fare i conti nel momento in cui ci si confronta con questo tipo di discorso, tuttavia, è una situazione estremamente complessa. Perché una lunga consuetudine con mio nonno e con la sua malattia mi hanno permesso, allora, di _______con la sicurezza assoluta di sapere che stavo obbedendo ad un suo desiderio profondo, meditato, irrevocabile. Non ad un mio desiderio, dunque, ed al bisogno di allontanare da me il pensiero che l’esperienza della sua agonia e ___________________________________________________alla sofferenza di quel momento. Condizioni di questo tipo si realizzano molto di rado, tuttavia, ed è questo probabilmente il motivo per cui le regole ufficiali della convivenza e molte reazioni basate sul senso comune delle persone normali tengono lontane dalla nostra vita l’idea e la possibilità concreta dell’eutanasia. Di cui si parla__________, normalmente, come di un peccato (il principio religioso) o di un delitto (il principio legale). Un atteggiamento naturale e giustificato almeno quanto lo è il desiderio di non veder soffrire ancora inutilmente l’altro perché basato sulla consapevolezza per cui il dolore di chi resta , quello di chi deve accompagnare la morte ______________di una persona cara,è un dolore che inevitabilmente _________sulla sua capacità di giudizio, sulla sua capacità di entrare davvero in empatia con chi sta male.

La contraddizione che si apre a questo punto è una contraddizione che si ripropone inevitabilmente, in effetti, quando quella che arriva in una famiglia è la condanna di trovarsi di fronte alla fase terminale di una malattia incurabile. Soprattutto quando la diagnosi viene _________da medici che non sono in grado, per un difetto grave delle strutture sanitarie, di essere davvero ___________accanto al paziente ed alla sua famiglia. Come anche in modo particolare quando una malattia come l’alzaheimer toglie ai familiari anche la possibilità di comunicare con un malato che non c’è più. Che non ci sarà più fino a quando, come nella canzone di De Andrè, una _________non lo strapperà alla follia.

Si dice, spesso, che i medici debbono imparare a prevenire le malattie. Più importante ancora mi sembra, a volte, che imparino ad ____________gli sviluppi e gli esiti. Accompagnando il paziente e la sua famiglia nel cammino che porta verso la morte. Se potete curare curate, c’è scritto all’ingresso di un ospedale romano, se non potete curare calmate, se non potete calmare, __________. __________, però come persone in grado di sostenere la responsabilità delle decisioni e come strutture in grado di rendere comunque ______________ ,più che sia possibile, la vita di chi non può più guarire. E’ a questo punto e solo a questo punto che diventa lecito, a mio avviso, ragionare sulla possibilità di avvicinare la morte. E’ solo in una situazione di questo tipo che diventa lecito ______________ da chi, perdendo_______________________________________di una confusione totale, decide di affidare ad un’arma il suo desiderio di aiutare la persona che ama.