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Il bambino ti guarda dal vetro della macchina e chiede dei soldi con la mano tesa. Ha gli occhi tristi e le guance un po’ gonfie dei bambini malnutriti. Te ne stai un po’ esitante e non sai che fare, tentazione di dire di no e di tirare avanti, tentazione di accoglierlo e di abbracciarlo, fantasie contrarie che si traducono nel gesto di dargli una moneta e nel senso di colpa che ti insegue lungo la strada del ritorno a casa. Dove altri bambini ti aspettano che stanno bene e che non debbono comunque affidarsi allo sguardo e al portafoglio di uno sconosciuto. Rabbia, inevitabile, contro chi sfrutta il bambino che sta per strada. Dai tempi di cui parlava Dickens, il bambino non chiede l’elemosina per sé, la chiede per altri che lavorano sulla sua fragilità e sui sensi di colpa di chi lo incontra. Gente della sua famiglia o gente altra, gente che ha modi suoi di volergli bene e gente che lo usa con freddezza. Senza curarsi di lui. La decisione di intervenire sul bambino che chiede l’elemosina per strada è una decisione che avevo sempre sognato. Il Comune di Roma l’ha presa, oggi, dopo un lungo lavoro di preparazione. Ascoltando anche un’idea di questo nostro giornale. Ma ascoltando e prendendo sul serio, soprattutto, la richiesta muta di uno sguardo triste e di una mano tesa. Immaginando (il Centro inaugurato ieri a Boccea dal Sindaco) un luogo dove gli occhi del bambino possano essere un po’ meno tristi e dove qualcuno si occupi di come sta lui, di quello che mangia e di quello che gli serve all’interno di quello che gli operatori attivati dall’assessorato ai servizi sociali del Comune hanno arredato come una grande e bella casa. Immaginando, un po’ più in là, un intervento centrato sul tentativo di capire che cosa c’è dietro il suo stare sulla strada. Distinguendo i casi in cui l’unico problema è quello di una povertà rassegnata su cui non è mai impossibile intervenire da quelli in cui sarà necessario partire per un lungo processo di cure e da quelli, infine, in cui il problema con cui ci si confronterà sarà quello della delinquenza: da attaccare con tutta la necessaria durezza. Il sindaco dell’I care, Walter Veltroni ha presentato ieri, alla stampa e alla gente, il luogo in cui i bambini verranno condotti, con affetto, da chi li incontrerà per la strada. Per giocare, per parlare e per essere messi in contatto con le strutture e con gli operatori che dovranno occuparsi di loro. Per essere visitati dai pediatri volontari di OASI e per essere ascoltati, se necessario, da psicologi esperti sui problemi del maltrattamento. Ha parlato il Sindaco di famiglie da aiutare e di situazioni da vagliare in tutta la loro complessità. Lo ha fatto, a mio avviso, a nome di noi tutti. Proponendo l’idea per cui un bambino che chiede l’elemosina per le strade di una città inutilmente opulenta deve essere vissuto come uno scandalo. Da non ignorare. Da affrontare con l’ottimismo della volontà e col pessimismo della ragione. Sapendo che quelli con cui ci si confronterà saranno sempre dei problemi seri, delicati e difficili da risolvere. Ma sapendo, anche, che non ci sono libertà né democrazia nei luoghi che non sono percorsi da un movimento di fraternità. |