Lettera ad Altrapsicologia

 

Caro Felice,

ti ringrazio molto di questa tua lettera, franca e diretta. I dubbi che tu esponi sono seri. Risponderti è un modo, forse, di chiarire alcuni degli equivoci che si sono determinati  in una fase molto convulsa di una legislatura che si è interrotta troppo presto.

Nel merito, prima di tutto. Dicendoti:

(a)    che la proposta di legge, è vero, non trattava di sostegno psicologico: così è stato fin dall’inizio, tuttavia quando 40.000 colleghi la sottoscrissero nel 2001; il tema del sostegno psicologico è stato però battaglia costante mia (e, a lungo, solo mia) nel corso di una legislatura in cui l’idea del sostegno psicologico è entrata nel testo della legge sul parto (con l’obbligo per le Regioni di dotare i punti nascita di competenze psicologiche) e nel regolamento attuativo della legge sulla prevenzione nei luoghi di lavoro (dove un ordine del giorno mio, accolto dall’Aula e dal Governo, impegnava alla valutazione del rischio psicologico oltre che di quello medico nella stesura dei regolamenti attuativi diramati definitivamente in questi giorni); a lungo e da solo mi sono battuto d’altra parte (l’esito è ancora incerto) per gli psicologi penitenziari al cui trasferimento nel Sistema Sanitario Nazionale si sono opposti sempre tutti (tranne, per fortuna, le Regioni in sede di Conferenza Stato Regioni); difficile, (o paradossale) davvero, dire che degli psicologi non si è occupata in questi due anni l’unica persona che lo ha fatto;

(b)    che la “forca caudina” della diagnosi psichiatrica mi è stata di fatto imposta (“se non accetti, la legge si ferma, non se fa più niente”) nei momenti immediatamente precedenti alla riunione del 19 Dicembre (alla quale con ben altri emendamenti mi stavo presentando) dai capigruppo in Commissione di PD e Forza Italia; ho più volte pensato, in seguito, che avrei fatto meglio forse a dimettermi ma le consultazioni che subito iniziai, aperte a tutti voi e che si sono effettivamente tenute a Roma, Bologna, Bari, Udine, Pescara e Padova mi hanno convinto del fatto che era possibile, invece, andare avanti preparandomi a correggere il testo, tornando ad una formulazione più ragionevole, in Aula (se ci si fosse arrivati) o nella prossima legislatura (dove il testo che presenterò è, sul punto in questione, quello che non parla più di diagnosi ma solo di piano terapeutico da predisporre avvalendosi di tutte le necessarie competenze, mediche e psicologiche); quello che io non ho mai pensato tuttavia, caro Felice, era che i 14.000 si fossero mobilitati contro la “mia” proposta di legge; ce l’avevano, credo, con lo stravolgimento che in essa veniva introdotto e che avevo subito sottovalutandone, secondo loro, la gravità;

( c) che il provvedimento che permette l’accesso ai concorsi degli psicoterapeuti formati presso le scuole previste dalla legge istitutiva dell’Ordine degli Psicologi inserito in fretta e furia nel milleproroghe è, in effetti, l’articolo 8 della legge sulla psicoterapia di cui l’Ordine, l’AUPI e voi stessi avevate sollecitato l’approvazione al tempo delle consultazioni e che il modo in cui tutte le forze politiche hanno deciso di stralciarlo per approvarlo subito indica, secondo me, soprattutto il modo in cui i rappresentanti dei grandi partiti (parlo ancora qui del PD e del PDL) si siano resi conto della forzatura fatta nel momento in cui si era discusso della diagnosi;

(d)    che la decisione di non proporre finanziamenti  ad hoc per una spesa che rientra nel budget del Sistema Sanitario Nazionale è obbligata, oggi, per un Parlamento che può fare leggi solo nel rispetto delle norme per cui le Regioni sono sovrane nella destinazione dei finanziamenti (se la legge destinasse dei finanziamenti alla psicoterapia, le Regioni si appellerebbero e la Corte Costituzionale darebbe loro ragione); quelli che si potranno e dovranno invece concordare in sede di Conferenza Stato Regioni saranno, a legge approvata, i finanziamenti di un Progetto Obiettivo Psicoterapia utili alla messa a  regime del sistema nelle Regioni che partiranno per l’applicazione della legge.

Più in generale quello che vorrei rivendicare con orgoglio ai colleghi che hanno sentito “il fallimento di una grande speranza” è il dato di fatto per cui, essendo presente come rappresentante politico e come esperto in Aula, nella Commissione Affari Sociali della Camera e in quella interparlamentare per l’Infanzia, ho potuto aprire uno spazio che prima non c’era e che senza di me probabilmente non ci sarebbe stato per tutto ciò che ha a che fare in settori assai diversi (dai servizi psicologici e per le tossicodipendenze a quelli per l’infanzia, dalla scuola al carcere  e agli OPG, dalla prevenzione degli infortuni alla tutela dell’infanzia  e dell’adolescenza), con la cultura, con l’esperienza e con le aspettative occupazionali degli psicologi e degli psicoterapeuti. Una cultura, una esperienza e delle aspettative di cui mi sento orgoglioso anche se imperfetto rappresentante: come ben sanno tutti quelli che con me hanno studiato e lavorato in tutti questi anni.

Con affetto, sperando che quelle che usciranno dalle urne siano Camere in cui tutti i  discorsi in cui voi credete possano andare avanti.

Luigi Cancrini

 

Caro Luigi,

ti scrivo, in questo periodo immagino frenetico per te, forte della nostra comune esperienza di lavoro in “aree limite” dell’esperienza umana e per quella comunanza di vedute che, in tanti anni, mi ha visto sforzarmi di costruire la mia competenza professionale sulla tua.

Tu hai rappresentato, per me e per diverse generazioni di Psicologi, un punto di riferimento primario nel panorama clinico e formativo italiano. Hai insegnato, a noi giovani Psicologi, a ricostruire gli straordinari percorsi, individuali e “politici” insieme, che portano – stocasticamente diresti tu, da maestro - alla follia, alla santità o al genio con lo stesso stupore e il medesimo rispetto; in anni in cui non era affatto di moda sei stato in grado di metterti contro le multinazionali farmaceutiche per salvaguardare il diritto a dare parola al dolore, alla sofferenza dei nostri pazienti; ci hai insegnato che non è possibile né spezzettare l’interazione tra persone (o, dovrei dire, tra sistemi) che si incontrano con il fine di cambiare in una “diagnosi” ed una “terapia” né imbucarla dentro un camice senza che si perda il senso del dialogo che è, prima di tutto, costruzione di legame e di senso in comune. Tu, prima di chiunque altro, ci hai spiegato che la psichiatria di oggi non è preparata, dalla sua Accademia, a farsi carico del dolore psichico delle persone attraverso un contatto diretto ma che – per tanti condizionamenti, soprattutto economici – tende a ridurre la sofferenza alle sue componenti molecolari e biologiche perdendo di vista i percorsi - individuali e collettivi - che, soli, possono restituire senso e vita a storie altrimenti chiuse nelle gabbie della follia e del DSM IV.

Sai quindi che, come tanti colleghi, se ho sostenuto con entusiasmo la tua candidatura alle passate elezioni politiche ho poi vissuto come un vero dramma le fasi finali dell’iter della tua Proposta di Legge sulla Psicoterapia Convenzionata.

Quella tua iniziativa poteva essere l’occasione per avere finalmente Psicologi e Psicoterapeuti inseriti organicamente ed in numero sufficiente nel Servizio Sanitario Nazionale o almeno per avere inserito il Sostegno Psicologico e la Psicoterapia nei Livelli Essenziali di Assistenza previsti dal SSN. Invece ci siamo ritrovati a discutere di un provvedimento che trattava solo di Psicoterapia e non, anche, di Sostegno Psicologico; di una Legge che non prevedeva risorse finanziarie disponibili, unico elemento che avrebbe potuto veramente rendere accessibile la Psicoterapia ai tantissimi che pur potendone trarre grande beneficio non possono permettersela; ad avere lo Psicoterapeuta convenzionato ridotto a mero esecutore di progetti che non contribuiva a delineare e, ultima clausola definitivamente inaccettabile - soprattutto se sostenuta da te, che sempre ci hai presentato in altro modo la possibilità di fare terapia - l’ipotesi (passata all’unanimità in Commissione Parlamentare) di condizionare l’invio in Psicoterapia ad una sorta di “forca caudina psichiatrica” consistente nell’incasellamento obbligatorio, in termini di diagnosi psichiatrica, delle persone che chiedono il nostro aiuto di Psicoterapeuti.

Tutto questo, io come tanti colleghi, l’ho sentito come il fallimento di una grande speranza fino a sentire vacillare il senso complessivo di ciò in cui ho creduto e a cui ho voluto affidare la mia vita professionale.

Le cose, poi, sono andate come sono andate, anche se la mobilitazione di 14.000 colleghi in pochi giorni contro una tua proposta di legge non è certo stata indolore.

Ora che tu sei, una volta ancora, candidato alle elezioni politiche e potresti portare la competenza psicologica-psicoterapeutica in Parlamento, i miei dubbi mi sono tutti davanti.

Ancora una volta i segnali che arrivano alla mia categoria, quella degli Psicologi, dal mondo politico sono preoccupanti: sembra che l’unico modo per vedere riconosciuta dal Legislatore la nostra competenza sia quello di affidarsi ai sotterfugi della politica, come dimostra la riuscita (se così si può dire) del recente blitz sul “Decreto Mille Proroghe”, che ha portato alla definitiva (quanto inutile, vista l’assenza ormai più che decennale di concorsi) equiparazione della formazione Psicoterapeutica privata a quella pubblica nel SSN e al passaggio di competenza sull’ordine degli Psicologi al ministero della Sanità (prefigurando la sanitarizzazione “post-mortem” della mia categoria). Sembra che della partecipazione, del riconoscimento della competenza, del dialogo, della possibilità di rispondere ai bisogni di Psicologia professionale di una società sempre più carente di ascolto, non si occupi nessuno.

Tu puoi avere ancora la possibilità di far sentire la voce degli ultimi e di chi li aiuta ma i 14.000 Psicologi mobilitatisi per difendere la possibilità di evitare la diagnosi psichiatrica per accedere in psicoterapia di certo non appoggeranno senza titubanze la tua candidatura.

Tu, alla luce degli eventi, quali impegni concreti puoi (ti è consentito?) – veramente – assumere per noi Psicologi e per i nostri utenti?

Felice Torricelli